Ci scrive Silvana
Non capisco come funziona l’assegnazione degli alloggi di edilizia pubblica da parte del comune di Roma.
Sono una mamma sola con due figli a carico di 16 e 12 anni, un reddito annuo di 21.000 euro e un affitto di 800 euro mensili (che fa 9600 euro l’anno cioe’ quasi mezzo stipendio) per un appartamento di 52mq ovvero meno di 20 mq. a persona, servizi inclusi. Non ho uno sfratto esecutivo e questo paradossalmente diventa un handicap. Faccio salti mortali per tirare avanti e alla mia richiesta di alloggio popolare, il Comune mi ha risposto che ho SOLO 8 punti. Va bene, capisco che ci sono casi più “disperati” di me ma c’è qualcosa che non capisco. Vengo a sapere che ad una mia parente molto prossima, single, senza figli né parenti a carico, ex dipendente di una nota e per molti versi benemerita azienda ospedaliera cattolica convenzionata, in pensione e proprietaria di un appartamento in zona di un certo pregio, con un cospicuo conto bancario, ha avuto assegnato un appartamento di edilizia pubblica dal comune. La signora dall’alto della sua “Fortuna” ha avuto pure la faccia tosta di dichiarare di voler subaffittare! Ho cercato di ricostruire il perchè di questo che reputo una mancanza di razionalità da parte del Comune e mi sono data la risposta che questo è dovuto ai tempi burocratici. La “signora” in questione aveva con ottimo opportunismo fatto la domanda in tempi favorevoli, evidentemente “ben informata” dagli amici giusti. Ora mi domando, visto che la mia ben informata congiunta ha fatto domanda nel 2002, è giusta l’assegnazione che ha avuto adesso in confronto a tanti altri casi più critici?

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